Waiting for dOCUMENTA 13: abécédaire

Posted on March 6, 2012

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Parliamo sinceramente,  parlare di dOCUMENTA 13 non è per niente facile; parlandone in modo vago, si rischia di non dire nulla, tentarne l’approfondimento rischia di dare un ritratto frammentario e criptico di una realtà molto più vasta.  E allora? Agnosticismo? Finché non vedo non credo? Forse la ragione  umana (e il blogging) sono sprovvisti delle capacità di analisi per suggerire qualcosa di non già detto su documenta 13?

Forse la strada giusta è, ancora una volta, affrontare il problema in maniera trasversale: vale a dire, enfatizzare quella natura diffusa, in espansione e molte volte dell’evento made in Kassel;  documenta negli ultimi anni ha dovuto fare fronte ad  un problema che tutti i grandi eventi si trovano ad affrontare, vale a dire la propria fama. Ed è curioso rilevare come documenta abbia voluto “risolvere” il suo personale   in un modo apparentemente paradossale, vale a dire destabilizzando un’immagine granitica (e forse, anche più fragile), ma aprendosi ad una dimensione molto più elastica, meno “fisica”.  E per parlare del flusso-documenta, forse l’abecedario deleuziano può servirci a qualcosa.

A- agenti

Gli agenti rappresentano una delle maggiori novità introdotte dalla Bakargiev; non possono essere indicati come curatori, il loro ruolo fa riferimento all’etimologia latina del termine (ago, agire), con la volontà di dare più peso al processo di coinvolgimento, che al ruolo specifico.

(D) C – cani

Giocano un ruolo nient’affatto liminale o folckloristico; non temete, nessun cane sarà costretto a dipingere con le zampe o presentato come un novello performer. Semplicemente, cani trattati da cani. Con un riferimento colto a Gertrude Stein, un intero calendario è stato dedicato ai nostri adorabili amici a quattro zampe; e dato che di cani si tratta, sul sito viene presentato anche un componimento di Nanni Balestrini, che gioca con il senso e il suono della parola “cane”.

E – etimologia

L’etimologia sembra essere una costante, se non un’ossessione per Bakargiev; a partire dagli agenti, di cui abbiamo già visto l’aderenza ruolo-significato. Inoltre nella lettera (vedi lettera L) che la curatrice usa come dispositivo per parlare della sua visione, scava sempre più in fondo alla parola “trauma”, perno della sua documenta, arrivando fino alla sua origine indoeuropea. Una forma di rigore, quasi la ricerca spasmodica ed etica di una base oggettiva, un ritorno alla realtà nuda.

F – fattoria

Può una fattoria essere il punto d’incontro tra la cultura visuale e la necessità di un modo di vivere sostenibile? Si, paradossalmente. Una delle 1oo notebook che accompagnano questa edizione di documenta è dedicata ai disegni, diagrammi e foto raccolti da George Chan, il padre (forse non capito appieno) del sistema di coltivazione integrata, e introdotti da Fernando Garcia-Dory, artista e agroecologista di origini spagnole.

G – Glissant

La contrapposizione tra ‘”arcipelago” e  ”continente” all’interno della filosofia di Glissant, hanno giocato e continuano ad esercitare un’enorme influenza all’interno della cultura contemporanea. Ma vale la pena individuare una  continuità tra la creolizzazione e la voluta commistione di ruoli, come la stessa visione antropologica sull’oggetto d’arte. In un’intervista recente, Bakargiev ha dichiarato che “fra cinquant’anni, ciò che oggi chiamiamo arte non sarà più considerato tale”. Inoltre, come non pensare a quell’idea di museo, ancora una volta basato sul concetto di arcipelago, “a network of interrelationship between various traditions and perspectives, according to the importance of the individual relation”, che ricorda il peso assegnato dalla curatrice al valore di comunità, non di mostra.

(H) – Cento

Facendo riferimento alla definizione di Szeeman, “100-day event”, il cento sembra essere proprio il numero chiave; idea ripresa da “100 notes for 100 thoughts”, una raccolta di brevi scritti sotto forma di note, sketch book e diari dove i protagonisti  toccano da vicino, in modo tangente o addirittura escono (apparentemente) dal bollire continuo di d13.

K – Kabul

Il posto dove si sarebbe tenuta Documenta se la curatrice italiana avesse dato retta al suo blackberry. Vedi Notes n°40, “On the art of destruction”.

L – lettera

Bakargiev sceglie proprio lo strumento della lettera indirizzata ad un amico, per parlare della sua documenta. Saltando a piè pari e in modo intelligente tutta una serie di codificazioni linguistiche che dovrebbe avere un testo  curatoriale, ma che forse è meglio se non ha.

(S) – riserbo

Nulla trapela più del necesario su nomi e locations; l’ufficio stampa e il team di lavoro non danno nessuna notizia tra i denti; quel poco che trapela, esce come una goccia, lentamente ma in modo continuo.

T– treno

A tutt’oggi, il treno resta l’unico mezzo per raggiungere effettivamente Kassel.  Quasi un Grand Tour dei giorni nostri

Questo abbecedario è incompleto, sta a voi riempirlo.

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How to talk about dOCUMENTA? Shooting the breeze, there is a real danger to say nothing, otherwise going deep to the heart of the situation, it is liable to end up in no-sense way.

So what? Agnosticism? Is human reason (and blogging) incapable of providing sufficient rational grounds to talk about d13 before seeing it?

No fear, probably the best way to talk about documenta is enhancing its natural synchronic and widespread,not fragmentary, way of being; its identity full of contrasts leds to a format linked to the classical biennale, even though documenta has never been a traditional one.

A agents

Agents represent new elements introduced by bakargiev; they can’t be described as traditional curator and referring to the Latin etymology (from ago, meaning “to act”), the word “agent” aims to underline an active role not limited to the curatorial practice, suggesting a wider and at the meantime, less strictly curatorial role.

D – dogs

They land the role of main characters; no fear, nor dogs as unconscious artists, neither playing metaphorical roles but simply, as pets. Remembering Gertrude Stein, a calendar has been dedicated to the best man’s friend. Playing on the sense and on the sound of the word “cane”, a poem by Nanni Balestrini can be found in text section of the website.

E – etimology

Etimologichal research represents a costant, next to obsession, through the whole curatorial thought of the italian-based curator.

Starting from agents, whose role just should refer to the Latin origin of the word; furthermore, in the letter (see L), Bakargiev dips deeper and deeper into finding the origin of the word “trauma”, tracing its Indo-European roots. It can be considered as a form of rigour, claiming objectivity, seeking a universal truth.

F – farm

Could a farm represent the meeting point between visual culture and sustainable way of living? Yes indeed. The  51 notebook brings together drawnings, diagrams, photographs collected by George Chan, the father of integrated farming and introduced by Fernando Garcia-Dory, a Spanish artist and agroecologist.

G – Glissant

Archipelich thought, in contrast with continental thought, bears a terrific significance in contemporary culture. Indeed, we could detect a continuity between the concept of creolization and the “relative thinking” proposed by d13, especially in the discussion around the idea of art work. Recently, Bakargiev declaired that “in 50 years, what we intend as art will not be considered so any longer”; this statement suggest the blending and wide approach proposed in d13. Furthermore, Glissant proposed a museum based on the idea of archipelago, as a network of interrelationships between various traditions and perspectives, according to the importance of the the individual relation, as Bakargiev said “d13 isn’t going to be an exhibition, but a community”.

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H – hundred (one)

Referring to Szeeman’s definition “100-day event”, “100” will be the key number; for instance, “100 notes for 100 thiughts”, a series of notebooks  follow the central idea of d13, presenting the mind in a prologue state, in a pre-public arena.

K – kabul

Documenta would been hosted in Kabul, if Bakargiev had followed her blackberry’s advice. See Notes n° 40, “On the art of destruction”.

L letter

Through a letter, Bakargiev tells a friend her suggestions, researches and travels that made her to build her personal documenta.

N no logo

Avoiding a superimposing graphic identity, the curatorial team decided a flexible visual grammar, achieving a effective no-identity. Paradoxically, the no-identity becomes more stronger than a fixed identity.

S – secrecy

The utmost discretion is mantained about names and locations. Day by day, few news are released to keep fresh the idea of documenta as something living.

T– train

Today, Kassel can be reach only by train. A sort of contemporary grand tour.

This abecedair is still a long away from being completed…let’s put forward.

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