Everything you always wanted to know about art of bargaining (and you’re afraid to ask)

Posted on December 15, 2011

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Contratto: strumento indispensabile e indiscutibile in qualsiasi rapporto lavorativo, è  invece una presenza latitante nel campo dell’arte contemporanea, che sembra eviti come la peste qualsiasi forma di regolarizzazione. Il motivo è abbastanza semplice: la sistematizzazione e l’iscrizione in regole precise sembra essere più un cappio alla gola che uno strumento al servizio della creatività e del lavoro intellettuale. Ma la mancanza di regole e l’anarchia diffusa certo non facilitano la professionalizzazione di un campo, come quello dell’arte contemporanea, che nel sentire comune non è percepito come un “mestiere”.

Vladivostok, gruppo formato da Antonio Rovaldi, Luca Bertolo, Chiara Camoni,  Linda Fregni Nagler, Alessandro Nassiri, Maddalena Fragnito, ha preso la patata bollente e con  l’aiuto di Alessandra Donati dell’Università di Milano-Bicocca  e Gianmaria Ajani dell’Università di Torino, ha stilato una serie di contratti per occasioni “tipo” che un’artista, nel corso della sua carriera, si trova ad affrontare: committenza, vendita, opera site specific, accordi con una galleria… tutto volutamente esplicitato, definendo ruoli, obblighi e diritti.

L’iniziativa trova una motivazione di fondo nella generale e innegabile constatazione di come i rapporti tra artista e di volta in volta, gallerista, committente, compratore riversino nella più totale anarchia – ma è un discorso che andrebbe esteso a tutte le figure professionali dell’arte contemporanea vicine ad una produttività di tipo intellettuale, ad essere pignoli –.

Il punto di partenza è  un documento, stilato nel 2010, una sorta di manifesto di intenti, che pone l’accento sulla centralità del ruolo dell’artista e sulla dimensione pubblica del suo operare*. Echi nostalgici, ma che intendono ribadire la centralità del ruolo dell’artista e l’accezione pubblica del fare arte*; discorso giusto, ma che un po’ cozza con la volontà espressa di parificare la figura dell’artista ad un ruolo professionale e anche con la necessaria presa di coscienza che quando si parla di sistema dell’arte, le figure indispensabili sono di più.

La gran parte del lavoro è stato probabilmente il passaggio da un sistema contrattuale nato in suolo tedesco, per adattarlo al contesto italiano, selva di leggi e leggiucole. La lettura dei contratti porta a rilevare due elementi importanti, che sicuramente meritano una riflessione: il primo, il legame di proprietà che l’artista mantiene sempre e comunque con l’opera, anche dopo averla venduta. Direte voi: che discorsi ovvi.

Non così lapalissiani, perché se si passa dall’informalità al contesto contrattuale, questo legame comporta il divieto, per il compratore dell’opera, di distruggerla o danneggiarla. Qualcosa che viene percepito come un giusto, innegabile,  ma scritto nero su bianco fa tutt’altro effetto. Altro elemento, è un ritorno ad una concezione manuale, quasi artigianale del fare arte: l’esigenza di razionalizzare, computare e poter valutare in modo oggettivo il lavoro dell’artista è sicuramente causa, ma su cui riflettere anche al di là del contesto specifico.

L’iniziativa di Vladivostok punta alla diffusione il più possibile capillare: basta una mail per ricevere una copia dei contratti  e rimanere aggiornati sugli eventuali cambiamenti – che sicuramente ci saranno – . La percezione dell’artista come lavoro è ancora ben lontana, e forse, non potrà mai esserlo totalmente; è comunque sicuro che il gruppo Vladivostok getta un sassolino, che val davvero la pena raccogliere, non solo per il suo scopo primario, vale a dire fornire una serie di linee guida, ma anche perché si presta ad un utile esercizio, vale a dire riconoscere compiti e ruoli specifici a figure i cui contorni sono continuamente sfocati. Paradossalmente, la volontà di definire sottolinea in modo crescente l’esigenza di rivedere nomi e definizioni che non sono mai state realmente definite, ma che proprio quando si scontrano con la necessità di confini precisi, manifestano tutto il loro stato critico.

*”…(si intende ribadire) la centralità del ruolo dell’artista all’interno del cosidetto sistema dell’arte (e) la dimensione pubblica del lavoro d’artista, al di là della tipologia d’intervento e dei linguaggi utilizzati nei singoli casi…”

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Agreement is well considered indisputable in any business relations, except artistic ones; regularization seems to suffocate creativity energy  and intellectual power. But widespread anarchy and lack of rules and laws  take away reliance to art-hub, which isn’t perceived as a real work.

Helped by Alessandra Donati (Milano-Bicocca university) and Gianmaria Ajani (Turin university) Vladivostok group draft several agreements useful for common relations in an artist work: commitment, purchaising, exhibitions…plain as day, defining several roles, duties and rights.

The project has sprung from the observation that relations between artists and galerist, commitment and purchaser are totally out of chaos.

In 2010, the group signed a sort  of manifesto, underling the centrality of the artist role and the public importance of artistic work*; this sounds a bit nostalgic.  On the contrary, it clashes with the explicit aim to ennoble the artist work; furthermore, it’s important to underline how the art system is composed by several roles, not only by the artist.

Probably, the main work has been the translation of the agreements from German legislative body to Italian jam. Reading the agreements, we become aware of two important elements concerning the relationship between the artist and his work.

The agreements show how works always belong to the artist, consequently the buyer is not allowed to destroy or damage it without artist permission. Obviously? Certainly not. Furthermore, it brings back the idea of the artist as a new artisan, evaluating the idea of practical and material work, concerning a more general evolution of the artistic role.Vladivostok’s project is actually aimed at gaining a widespread diffusion. There is still a such long way to go, maybe the artist will never be considered as a real worker; nevertheless, this project tries to give some guidelines. Furthermore, it is useful to reflect upon roles and rules  constantly under discussion.

* “…Hereafter the specific artistic languages,  we suggest the relevance of the artist role in the so-called art system and the public importance of the artistic work…”

www.avladivostok.org

contratti@avladivostok.org

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