Festival che va, paese che resta

Posted on October 11, 2011

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La notizia è di oggi, fresca fresca. Comunicato apparso sul sito, ma già si rumoreggiava l’anno scorso: il Festival d’arte contemporanea non sarà più faentino. Motivi? “Non esistono più le condizioni territoriali per sostenere l’impegno necessario al percorso di sviluppo che questo progetto culturale, così come è stato pensato e progettato, richiede, tanto sul piano nazionale che sul piano locale, che su quello nazionale e internazionale”. L’amarezza, pur nella diplomazia e apparente serenità della scelta, è più che evidente. Diciamo che il divorzio stupisce, ma fino ad un certo punto: già nel 2010, Vincenzo Estremo  registrava i malumori di una cittadinanza che percepiva il festival più come un’invasione che un reale momento di crescita, a cui seguì la passionale e sentita risposta di uno dei papà del festival, il grande Pierluigi Sacco.  Il divorzio tra Faenza e festival getta un’ombra su quella che era sembrata da subito una delle idee più luminose, ma al tempo stesso, più pragmatiche dell’evento, vale a dire il suo ruolo nel promuovere la formazione del distretto culturale evoluto. Il Festival, ovviamente, si farà, in un’altra città (e qui c’è da chiedersi: italiana? non è così scontato), ma la vicenda raffredda un po’ gli animi: è davvero possibile costituire un processo partecipato nel quale stakeholder diversi (in tutto e per tutto) possano non solo convivere, ma produrre assieme? O ci sarà sempre un gap?

Intanto, aspettiamo di sapere dove si sposterà il festival. Speriamo resti in provincia.

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